Diario di un training allo Zen Hospice Project di San Francisco

di Ajahn Dhammico

San Francisco, aprile-maggio 2003

Questa testimonianza di Ajahn Dhammiko, monaco della tradizione Theravada tornato di recente da un periodo di training allo Zen Hospice di San Francisco, è uscita sull'ultimo numero della newsletter on line del monastero Santacittarama.
Molti nomi sono stati cambiati.



San Francisco, giovedì 10 aprile, 2003
Il territorio in cui sto entrando sembra pauroso. Tutto sta a rendersi vulnerabili, fiduciosi, ad aprirsi, a lasciar andare il controllo e a relazionarsi.

Martedì 22 aprile (il primo giorno all'Hospice dopo due settimane di training)
Questa mattina sono andato all'Hospice alle 10.30. Ho avuto una chiacchierata con Frank Ostaseski che mi ha poi presentato ai due volontari di turno, Vincent e Monique e molto brevemente all'infermiera Gloria. Monique è francese; ho passato la maggior parte del tempo con lei, che mi ha fatto vedere come funziona la lavatrice e l'asciugatrice in cantina; poi ho messo gli indumenti di Joseph nella macchina.

Ho incontrato Michael solo per un momento al piano di sopra e poi sono andato nella camera di Joseph. Joseph pareva interessato a chiacchierare con me, per cui Monique mi suggerì di rimanere e di sedermi con lui per un po'. Poi se ne andò lasciandoci soli. All'inizio mi sentii imbarazzato e penso che ero colpito dall'apparenza fisica di Joseph: un corpo deperito, immensi occhi che ti fissavano direttamente, quasi a penetrare dentro, attraverso lenti spesse che li facevano sembrare ancora più enormi. Mi chiese se ero un monaco e gli risposi di sì, che ero un monaco buddhista. Mi disse che lui era un sacerdote, un prete episcopale. Rimasi colpito anche da questo: forse mi sono sentito preoccupato o spaventato di dover difendere la mia posizione di monaco buddhista. Ad un certo punto sorrise (credo che gli sorrisi di rimando), questo fu prima che mi sedessi e ne ebbi una bella sensazione: mi fece sentire a mio agio. Parlammo un po' di me, della meditazione e cercai di spiegargli che non sono proprio un monaco nel senso stretto del termine, ma più simile a un frate francescano. Gli chiesi quanti anni avesse. Mi disse di averne 42. Pensai "molto più giovane di me". Mi accennò qualcosa di sè: aveva studiato teologia a Berkeley per tre anni e poi si era trasferito a Los Angeles, mi pare. Un anno fa gli era stato diagnosticato un cancro al fegato: fu una cosa improvvisa, completamente inaspettata. Gli chiesi se altri membri della sua famiglia avessero avuto il cancro. Lo avevano avuto sua nonna e sua madre, ma il loro era un tipo di cancro diverso. Aggiunse che era stato ordinato prete a gennaio, all'inizio dell'anno. Infine mi disse che stava aspettando l'imminente visita di alcuni parenti e che voleva riposarsi un po' prima del loro arrivo. Mi accomiatai, gli strinsi la mano e lo salutai. Passai ancora un po' di tempo con Monique: mi fece vedere le due stanze vuote e ci scambiammo altre informazioni. Ripiegammo poi delle lenzuola che erano nell'asciugatrice e le tovaglie e tovaglioli li portammo in cucina, ben ripiegati, e li sistemammo nei loro rispettivi cassetti. Andai a pranzare allo Zen Center alle 12:20.

Nel pomeriggio andai con Frank in un grande ospedale, dove lui doveva incontrare un gruppo di studenti e medici interni che usavano metodi di cura alternativi, come massaggi e visualizzazioni. C'erano molte donne cappellane presenti. Fece le solite cose: parlò dei Cinque Precetti dell'Hospice, delle foto, degli esercizi, eccetera. Io nel frattempo mi stavo rendendo conto che mentre ero con Joseph al mattino avevo provato paura e fui abbastanza sconvolto nel constatare che non ero stato capace di stare con le mie sensazioni fisiche, mentre stavo parlando con lui.

Mercoledì 23 aprile
Andato allo Zen Hospice verso le 10. Molto tranquillo. Ho letto le informazioni sui residenti e alcune riviste mediche. Ho incontrato per un momento Joseph mentre usciva dalla sua stanza per andare in bagno. Stavo proprio leggendo la sua cartella medica e mi sentii molto imbarazzato, come se stessi curiosando nella sua vita; sembrava come se stessi facendo una cosa disonorevole. Notai anche la sua pancia gonfia! Era molto cordiale e mi ha chiesto se potevo rifargli il letto.

Domenica 27 aprile
Oggi il primo turno completo all'Hospice, dalle 9 alle 14. E' andato tutto bene e il tempo mi è sembrato passare molto in fretta. Ho aiutato Fred, il volontario di turno, a preparare la colazione per Joseph, poi ho incontrato Vicky, l'altra volontaria e più tardi conversammo insieme in una delle stanze vuote per un po'. Ci raggiunse anche Carol, la coordinatrice dei volontari.
Joseph aspettava la visita di un amico, per le 10. Avrebbe celebrato la messa nella sua camera. Mi invitò a partecipare. Pensai che sarebbe stata una cosa carina da fare. C'era anche il suo amico John, per cui eravamo in quattro. Cercai di partecipare il più possibile, ma certe volte non riuscivo a seguire, soprattutto perchè non conosco o non ho più familiarità con le cerimonie cristiane. Prendemmo la comunione (un pezzetto di pane tostato all'aglio) e al posto del vino, credo un po' di succo di uva nera. Alla fine recitammo il "Padre Nostro"e ci abbracciammo a vicenda. Toccai le mani di Joseph e le tenni per un po' tra le mie dopo l'abbraccio: erano così fredde, quasi gelate! Parla molto lentamente ma la sua mente è completamente lucida e coerente. Il corpo è molto gracile, la faccia è grigia, senza colore, ha un'apparenza veramente tremenda; è impressionante da vedere! Però ora mi sento più a mio agio. Ho capito che per lui era importante. Ad un certo punto, mentre teneva in alto le braccia scheletrite e avvizzite, guardai la sua faccia cinerea e non sapevo proprio cosa pensare di tutto ciò. E' veramente un mistero! Sul cassettone c'è una sua fotografia scattata prima della malattia; nella foto è pieno di salute e proprio un bell'uomo.
Ho anche aiutato Gloria a mettere a letto Michael, dopo che lo aveva lavato e cambiato. Michael è molto tranquillo, parla poco e ho sentito Gloria dire che ora ha delle brutte piaghe da decubito. E' veramente molto dolce, sempre con un sorriso luminoso sul viso!

Giovedì 1 maggio
Joseph questa mattina mi ha chiesto di parlargli del "mio" monastero. Gli ho parlato un po' dei monasteri in Inghilterra e di quello in Italia - è stato gentile da parte sua chiedermelo - sembrava genuinamente interessato. Credo che domani gli porterò una cartolina del Santacittarama. Abbiamo parlato anche per un po' della somiglianza tra l'insegnamento di Cristo e quello del Buddha.

Michael sembra deperire velocemente. Ha difficoltà a sputare fuori il muco che gli si accumula in gola. C'è il timore che si soffochi e forse sarà così che "se ne andrà". Gli ho stretto la mano troppo forte senza rendermi conto che gli facevo male! Devo essere più delicato. La sua mano era molto calda e ho pensato che avrebbe protestato per la mia troppo fredda!

Martedì 6 maggio
Questa mattina sono stato con Michael per circa 45 minuti. Teneva gli occhi chiusi e ogni tanto aveva dei sussulti. Poi ho lavato i piatti. Oggi pomeriggio sono tornato per ascoltare un nastro in ufficio e mentre stavo andandomene alle 18:00, è entrato Frank e mi ha annunciato che Michael era morto un'ora prima. Sono andato di sopra e sono rimasto a vegliare Michael per un'ora, insieme ad altri volontari. Stasera è il giorno della riunione mensile dei volontari, che si tiene ogni primo martedì del mese, per cui la casa era piuttosto affollata. In un certo senso era bello essere lì. Ma non ero mai riuscito a conoscere bene Michael, però stare con lui era sempre stato piacevole.

Mercoledì 7 maggio
. . . sono andato da Joseph; stava leggendo e gli ho chiesto se potevo entrare. Dopo un po' gli chiesi come lui sperimentava Dio. Mi rispose che sentiva Dio soprattutto come amore infinito e incondizionato. Poi continuammo a parlare di Dio e di come prende forma e si manifesta nel mondo. Essenzialmente, disse che Dio è "qui e ora" e che può prendere forma ed essere sentito in altre persone come anche in tutte le manifestazioni del mondo. Parlammo dell'Incarnazione e di Cristo. Gli dissi che trovavo veramente difficile accettare la posizione della chiesa cattolica e cristiana in generale, che sostiene che Cristo è la sola manifestazione/incarnazione di Dio. Secondo me siamo tutti figli e figlie di Dio, incarnati in questo corpo umano, con tutta la sofferenza che questo comporta e che l'incarnazione è un evento continuo; non è qualcosa che è accaduto duemila anni fa e che non si ripeterà più. Mi parve d'accordo. Disse qualcosa anche sulla natura relazionale di Dio, espressa nell'insegnamento della Trinità: Dio è relazione. Era la prima volta che sentivo parlare della Trinità in questi termini. Io ho detto qualcosa circa il fatto che Dio è totalmente trascendente e immanente allo stesso tempo. Ho fatto notare che ciò sembra paradossale. Joseph ha risposto che la natura stessa di Dio è paradossale.

Domenica 11 maggio
Molto da fare all'Hospice. Per la prima volta ho aiutato Gloria a cambiare i pannoloni a Simon, il nuovo ospite. In effetti il lavoro l'ha fatto lei. Io l'ho aiutata soltanto un po' sostenendo Simon. Non è stato così brutto come immaginavo; anzi abbastanza simpatico e certamente molto intimo! E' una cosa impressionante vedere un omone così totalmente dipendente dagli altri per ogni necessità. Potrebbe capitare a tutti noi in ogni momento e mi meraviglio sempre pensando quanto sia fragile la vita e quanto misteriosa!

Martedì (mattina) 13 maggio
Ieri sono stato al Laguna Honda Hospital con Malcom (l'altro coordinatore dei volontari). E' stato un pomeriggio interessante, molto diverso che all'Hospice. I reparti asperti sono piuttosto "sconvolgenti": tutto è pubblico eppure c'è una simpatica atmosfera. Ho incontrato il medico del reparto che era stato in Italia e conosceva l'Antea Hospice a Roma (disse che era rimasto molto impressionato quando l'aveva visitato).
Ho incontrato lavoratori sociali e altra gente. Ci sono molti dementi tra i pazienti, cosa che rende i contatti più spontanei, ma non certo molto "razionali" o logici!
La sera all'Hospice per la cerimonia commemorativa di Michael: l'aspetto "sociale" di queste situazioni non mi piace, mi fa sentire a disagio, eppure ho capito quanto sia importante per i parenti e per la famiglia avere questa opportunità.

Martedi (pomeriggio) 13 maggio (il mio ultimo giorno all'Hospice)
E' difficile dire addio! Joseph mi ha dato un regalino d'addio: un libretto con citazioni di Gesù e del Buddha prese dalle scritture. Mi ha scritto una dedica e l'ha firmata. Sono veramente commosso! Mi ha chiesto se poteva abbracciarmi prima che me ne andassi.