San Francisco, giovedì 10 aprile, 2003
Il
territorio in cui sto entrando sembra pauroso. Tutto sta a rendersi vulnerabili,
fiduciosi, ad aprirsi, a lasciar andare il controllo e a relazionarsi.
Martedì
22 aprile (il primo giorno all'Hospice dopo due settimane di training)
Questa
mattina sono andato all'Hospice alle 10.30. Ho avuto una chiacchierata
con Frank Ostaseski che mi ha poi presentato ai due volontari di turno,
Vincent e Monique e molto brevemente all'infermiera Gloria. Monique è
francese; ho passato la maggior parte del tempo con lei, che mi ha fatto
vedere come funziona la lavatrice e l'asciugatrice in cantina; poi ho
messo gli indumenti di Joseph nella macchina.
Ho incontrato
Michael solo per un momento al piano di sopra e poi sono andato nella
camera di Joseph. Joseph pareva interessato a chiacchierare con me, per
cui Monique mi suggerì di rimanere e di sedermi con lui per un
po'. Poi se ne andò lasciandoci soli. All'inizio mi sentii imbarazzato
e penso che ero colpito dall'apparenza fisica di Joseph: un corpo deperito,
immensi occhi che ti fissavano direttamente, quasi a penetrare dentro,
attraverso lenti spesse che li facevano sembrare ancora più enormi.
Mi chiese se ero un monaco e gli risposi di sì, che ero un monaco
buddhista. Mi disse che lui era un sacerdote, un prete episcopale. Rimasi
colpito anche da questo: forse mi sono sentito preoccupato o spaventato
di dover difendere la mia posizione di monaco buddhista. Ad un certo punto
sorrise (credo che gli sorrisi di rimando), questo fu prima che mi sedessi
e ne ebbi una bella sensazione: mi fece sentire a mio agio. Parlammo un
po' di me, della meditazione e cercai di spiegargli che non sono proprio
un monaco nel senso stretto del termine, ma più simile a un frate
francescano. Gli chiesi quanti anni avesse. Mi disse di averne 42. Pensai
"molto più giovane di me". Mi accennò qualcosa
di sè: aveva studiato teologia a Berkeley per tre anni e poi si
era trasferito a Los Angeles, mi pare. Un anno fa gli era stato diagnosticato
un cancro al fegato: fu una cosa improvvisa, completamente inaspettata.
Gli chiesi se altri membri della sua famiglia avessero avuto il cancro.
Lo avevano avuto sua nonna e sua madre, ma il loro era un tipo di cancro
diverso. Aggiunse che era stato ordinato prete a gennaio, all'inizio dell'anno.
Infine mi disse che stava aspettando l'imminente visita di alcuni parenti
e che voleva riposarsi un po' prima del loro arrivo. Mi accomiatai, gli
strinsi la mano e lo salutai. Passai ancora un po' di tempo con Monique:
mi fece vedere le due stanze vuote e ci scambiammo altre informazioni.
Ripiegammo poi delle lenzuola che erano nell'asciugatrice e le tovaglie
e tovaglioli li portammo in cucina, ben ripiegati, e li sistemammo nei
loro rispettivi cassetti. Andai a pranzare allo Zen Center alle 12:20.
Nel pomeriggio
andai con Frank in un grande ospedale, dove lui doveva incontrare un gruppo
di studenti e medici interni che usavano metodi di cura alternativi, come
massaggi e visualizzazioni. C'erano molte donne cappellane presenti. Fece
le solite cose: parlò dei Cinque Precetti dell'Hospice, delle foto,
degli esercizi, eccetera. Io nel frattempo mi stavo rendendo conto che
mentre ero con Joseph al mattino avevo provato paura e fui abbastanza
sconvolto nel constatare che non ero stato capace di stare con le mie
sensazioni fisiche, mentre stavo parlando con lui.
Mercoledì
23 aprile
Andato
allo Zen Hospice verso le 10. Molto tranquillo. Ho letto le informazioni
sui residenti e alcune riviste mediche. Ho incontrato per un momento Joseph
mentre usciva dalla sua stanza per andare in bagno. Stavo proprio leggendo
la sua cartella medica e mi sentii molto imbarazzato, come se stessi curiosando
nella sua vita; sembrava come se stessi facendo una cosa disonorevole.
Notai anche la sua pancia gonfia! Era molto cordiale e mi ha chiesto se
potevo rifargli il letto.
Domenica
27 aprile
Oggi
il primo turno completo all'Hospice, dalle 9 alle 14. E' andato tutto
bene e il tempo mi è sembrato passare molto in fretta. Ho aiutato
Fred, il volontario di turno, a preparare la colazione per Joseph, poi
ho incontrato Vicky, l'altra volontaria e più tardi conversammo
insieme in una delle stanze vuote per un po'. Ci raggiunse anche Carol,
la coordinatrice dei volontari.
Joseph aspettava la visita di un amico, per le 10. Avrebbe celebrato la
messa nella sua camera. Mi invitò a partecipare. Pensai che sarebbe
stata una cosa carina da fare. C'era anche il suo amico John, per cui
eravamo in quattro. Cercai di partecipare il più possibile, ma
certe volte non riuscivo a seguire, soprattutto perchè non conosco
o non ho più familiarità con le cerimonie cristiane. Prendemmo
la comunione (un pezzetto di pane tostato all'aglio) e al posto del vino,
credo un po' di succo di uva nera. Alla fine recitammo il "Padre
Nostro"e ci abbracciammo a vicenda. Toccai le mani di Joseph e le
tenni per un po' tra le mie dopo l'abbraccio: erano così fredde,
quasi gelate! Parla molto lentamente ma la sua mente è completamente
lucida e coerente. Il corpo è molto gracile, la faccia è
grigia, senza colore, ha un'apparenza veramente tremenda; è impressionante
da vedere! Però ora mi sento più a mio agio. Ho capito che
per lui era importante. Ad un certo punto, mentre teneva in alto le braccia
scheletrite e avvizzite, guardai la sua faccia cinerea e non sapevo proprio
cosa pensare di tutto ciò. E' veramente un mistero! Sul cassettone
c'è una sua fotografia scattata prima della malattia; nella foto
è pieno di salute e proprio un bell'uomo.
Ho
anche aiutato Gloria a mettere a letto Michael, dopo che lo aveva lavato
e cambiato. Michael è molto tranquillo, parla poco e ho sentito
Gloria dire che ora ha delle brutte piaghe da decubito. E' veramente molto
dolce, sempre con un sorriso luminoso sul viso!
Giovedì
1 maggio
Joseph
questa mattina mi ha chiesto di parlargli del "mio" monastero.
Gli ho parlato un po' dei monasteri in Inghilterra e di quello in Italia
- è stato gentile da parte sua chiedermelo - sembrava genuinamente
interessato. Credo che domani gli porterò una cartolina del Santacittarama.
Abbiamo parlato anche per un po' della somiglianza tra l'insegnamento
di Cristo e quello del Buddha.
Michael sembra
deperire velocemente. Ha difficoltà a sputare fuori il muco che
gli si accumula in gola. C'è il timore che si soffochi e forse
sarà così che "se ne andrà". Gli ho stretto
la mano troppo forte senza rendermi conto che gli facevo male! Devo essere
più delicato. La sua mano era molto calda e ho pensato che avrebbe
protestato per la mia troppo fredda!
Martedì
6 maggio
Questa
mattina sono stato con Michael per circa 45 minuti. Teneva gli occhi chiusi
e ogni tanto aveva dei sussulti. Poi ho lavato i piatti. Oggi pomeriggio
sono tornato per ascoltare un nastro in ufficio e mentre stavo andandomene
alle 18:00, è entrato Frank e mi ha annunciato che Michael era
morto un'ora prima. Sono andato di sopra e sono rimasto a vegliare Michael
per un'ora, insieme ad altri volontari. Stasera è il giorno della
riunione mensile dei volontari, che si tiene ogni primo martedì
del mese, per cui la casa era piuttosto affollata. In un certo senso era
bello essere lì. Ma non ero mai riuscito a conoscere bene Michael,
però stare con lui era sempre stato piacevole.
Mercoledì
7 maggio
. . . sono
andato da Joseph; stava leggendo e gli ho chiesto se potevo entrare. Dopo
un po' gli chiesi come lui sperimentava Dio. Mi rispose che sentiva Dio
soprattutto come amore infinito e incondizionato. Poi continuammo a parlare
di Dio e di come prende forma e si manifesta nel mondo. Essenzialmente,
disse che Dio è "qui e ora" e che può prendere
forma ed essere sentito in altre persone come anche in tutte le manifestazioni
del mondo. Parlammo dell'Incarnazione e di Cristo. Gli dissi che trovavo
veramente difficile accettare la posizione della chiesa cattolica e cristiana
in generale, che sostiene che Cristo è la sola manifestazione/incarnazione
di Dio. Secondo me siamo tutti figli e figlie di Dio, incarnati in questo
corpo umano, con tutta la sofferenza che questo comporta e che l'incarnazione
è un evento continuo; non è qualcosa che è accaduto
duemila anni fa e che non si ripeterà più. Mi parve d'accordo.
Disse qualcosa anche sulla natura relazionale di Dio, espressa nell'insegnamento
della Trinità: Dio è relazione. Era la prima volta che sentivo
parlare della Trinità in questi termini. Io ho detto qualcosa circa
il fatto che Dio è totalmente trascendente e immanente allo stesso
tempo. Ho fatto notare che ciò sembra paradossale. Joseph ha risposto
che la natura stessa di Dio è paradossale.
Domenica
11 maggio
Molto
da fare all'Hospice. Per la prima volta ho aiutato Gloria a cambiare i
pannoloni a Simon, il nuovo ospite. In effetti il lavoro l'ha fatto lei.
Io l'ho aiutata soltanto un po' sostenendo Simon. Non è stato così
brutto come immaginavo; anzi abbastanza simpatico e certamente molto intimo!
E' una cosa impressionante vedere un omone così totalmente dipendente
dagli altri per ogni necessità. Potrebbe capitare a tutti noi in
ogni momento e mi meraviglio sempre pensando quanto sia fragile la vita
e quanto misteriosa!
Martedì
(mattina) 13 maggio
Ieri
sono stato al Laguna Honda Hospital con Malcom (l'altro coordinatore dei
volontari). E' stato un pomeriggio interessante, molto diverso che all'Hospice.
I reparti asperti sono piuttosto "sconvolgenti": tutto è
pubblico eppure c'è una simpatica atmosfera. Ho incontrato il medico
del reparto che era stato in Italia e conosceva l'Antea Hospice a Roma
(disse che era rimasto molto impressionato quando l'aveva visitato).
Ho
incontrato lavoratori sociali e altra gente. Ci sono molti dementi tra
i pazienti, cosa che rende i contatti più spontanei, ma non certo
molto "razionali" o logici!
La sera all'Hospice per la cerimonia commemorativa di Michael: l'aspetto
"sociale" di queste situazioni non mi piace, mi fa sentire a
disagio, eppure ho capito quanto sia importante per i parenti e per la
famiglia avere questa opportunità.
Martedi
(pomeriggio) 13 maggio (il mio ultimo giorno all'Hospice)
E'
difficile dire addio! Joseph mi ha dato un regalino d'addio: un libretto
con citazioni di Gesù e del Buddha prese dalle scritture. Mi ha
scritto una dedica e l'ha firmata. Sono veramente commosso! Mi ha chiesto
se poteva abbracciarmi prima che me ne andassi.
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