La pratica è sia azione sia pensiero; è anche intenzione
e aspirazione, immagine e parola. Riguarda l'intera sfera della vita e
dell'esperienza. La chiamiamo "pratica" forse perché
tutti gli aspetti della nostra vita sono in continuo mutamento e, all'interno
di questo cambiamento, noi stessi possiamo cambiare, per diventare ciò
che non abbiamo nemmeno mai immaginato di poter diventare e fare quel
che non abbiamo mai immaginato che avremmo fatto.
Stare di fronte ai carri armati o faccia a faccia con le armi della polizia
o dell'esercito, nella West Bank, in Bosnia, in piazza Tiananmen, a Manila,
a Mosca, in Kurdistan o nel Nord America non è passività.
Opporsi alla guerra non significa solo astenersi da azioni violente. È
una resistenza attiva, una determinazione a impedire agli altri di partecipare
ad azioni violente o di perpetuare un sistema violento. La nonviolenza
prende la sua forza non dal sentirsi nel giusto ma dall'amore. È
un'espressione della fondamentale comprensione che siamo connessi l'uno
all'altro e che le nostre azioni influenzano ognuno di noi. Come l'immagine,
apparsa alcuni anni fa, su striscioni e magliette di un bambino che abbraccia
il mondo e proclama. "No, col mio pianeta no", la nonviolenza
è spavalda e tenera, determinata e limpida, anche se non necessariamente
sicura del risultato.
Voglio presentarvi cinque pratiche tra loro interconnesse che sostengono
questa determinazione. Mi sono arrivate per caso, conversando con una
studentessa che era in partenza.
Al suo ritorno, mi ringraziò per le "cinque pratiche"
che le avevo dato. Le avevo dimenticate come insieme coerente, è
dunque solo grazie a lei che posso ora presentarle in questa forma.
Onora
gli antenati
Usiamo una serie di versi per la meditazione camminata al Manzanita Village.
I versi sono ripetuti in silenzio uno per ogni passo:
Cammino
nelle orme dei miei antenati
I miei antenati camminano nelle mie orme
Cammino nelle orme di tutti gli esseri viventi
Tutti gli esseri viventi camminano nelle mie orme
Cammino nelle orme delle future generazioni
Le future generazioni camminano nelle mie orme
Non ho mai
imparato a onorare i miei antenati dagli insegnanti buddhisti occidentali,
è stato solo dopo l'incontro con insegnanti asiatici e più
tardi attraverso amici non-buddhisti e insegnanti negli Stati Uniti, per
lo più afroamericani e nativi americani, che ho imparato a riconoscere
la presenza degli antenati.
Non riesco più a separarmi da coloro che mi hanno preceduto: i
miei antenati di sangue, i miei antenati spirituali e culturali, come
quelli geografici, la cui presenza mi sembra ora palpabile nel paese in
cui vivo.
Allo stesso tempo, non posso dimenticare la silenziosa presenza delle
generazioni che devono ancora nascere.
Ricordare la presenza degli antenati nel mio cuore, e come componente
vitale degli innumerevoli trilioni di cellule nel mio corpo, mi aiuta
a mantenere sia il senso della prospettiva che quello della responsabilità.
Non sono sola. Sono connessa alle fonti di saggezza e di energia al di
là di qualsiasi cosa io possa rivendicare come mia. Porto un'antica
fiamma, la vita stessa, che brilla in me dal primo momento della mia vita
finché passerà alle future generazioni.
Il mondo ci invita all'attenzione attraverso i sensi, come pure attraverso
il cuore e l'immaginazione.
Pensa agli occhi, alle orecchie, al cuore e all'immaginazione come se
ti fossero stati dati in prestito. Insieme a quel prestito c'è
la promessa di un accesso illimitato, di una comunità illimitata.
Il mondo è tuo, non separato dal corpo o dal cuore.
Attraverso di te, il mondo vede se stesso in modo nuovo, come gli amanti
che si riconoscono per la prima volta, sempre di nuovo, per eoni. Le generazioni
che seguiranno, come pure tutti gli esseri viventi, certamente beneficeranno
della tenerezza di quella storia d'amore.
Crea un altare per i tuoi antenati, nella tua stanza, chiunque immagini
che siano. Includi i tuoi insegnanti e guide, come pure i poeti, i peacemaker,
chiunque abbia toccato la tua vita. Puoi cominciare la meditazione, o
la pratica yoga, una gita, un pranzo o un incontro, con un'invocazione
per riconoscere la presenza dei tuoi antenati in quel che fai.
Tieniti
informato su quanto accade
Uno dei nostri doveri come esseri umani, e come membri della società,
è di tenerci informati. Ma farlo crea spesso confusione e sofferenza.
Abbiamo accesso a così tante informazioni, a discutibili statistiche,
a notizie sensazionali, e agli sfoghi di gruppi di particolare interesse.
Se cerchiamo di restare in contatto con tutto quel che succede nel mondo
vacilleremo per la violenza, il dolore e un personale senso di inadeguatezza.
È impossibile far entrare tutte le informazioni ed è spesso
difficile dare un senso a tutto quel che ingeriamo.
Per proteggerci dal venir sommersi, inconsciamente spesso inquadriamo
le cose in formulazioni prefabbricate basate sulle nostre inclinazioni
o sulla cultura, buddhista o cristiana, marxista o ambientalista, attivista
o contemplativa, da investitore di borsa o da lavoratore precario, bianca,
nera o marrone, che rinforza quelle formulazioni e ci protegge da una
nuova esperienza e dalla comprensione.
Come rimedio, informati attraverso più fonti, esplora situazioni
insolite, rischia, e ascolta quel che hanno da dire individui e comunità
diverse da quelle che ti sono familiari. Cerca nuovi punti di vista. E
cosa più importante, per evitare di logorarti e per mantenere la
chiarezza prenditi delle vacanze dall'informazione per un'ora o per un
mese. Spegni televisione e radio. Non per fare come l'ostrica che nasconde
la testa nella sabbia, ma per ampliare e approfondire il contesto in cui
ti situi. Medita. Vai in vacanza. Studia storia, ornitologia, l'arte del
burattinaio, o qualcos'altro che prima non hai mai preso in considerazione.
Fidati
della tua vulnerabilità
Due anni fa, ho incontrato una persona con cui ho provato una connessione
profonda come non avevo mai provato prima. Entrambi eravamo già
impegnati in relazioni importanti e di lunga data con partner che non
volevamo tradire. Nello stesso tempo, nessuna di noi due era pronta ad
abbandonare la connessione con l'altra. La mia amica disse: "Fìdati
di questo, abbi fiducia." Continuiamo ad aver fiducia in un'amicizia
che, nella sua intensità, è diversa da qualsiasi amicizia
abbiamo entrambe conosciuto prima. Da allora, ho ripetuto la frase: "Fìdati
di questo" agli altri, invitandoli ad aver fiducia in qualsiasi cosa
sia incerto nella loro vita. Talvolta, le cose che sembrano avere pochissimo
senso sono le cose in cui dobbiamo imparare ad avere più fiducia.
Possiamo imparare ad aver fiducia e a vivere non solo con l'amore inaspettato
e sorprendente, ma anche con la paura? Possiamo vivere lietamente con
il dolore, la rabbia e l'incertezza della vita? Possiamo imparare ad averne
veramente fiducia? Possiamo vivere con integrità, senza sotterrare
le cose che ci sfidano, che ci deludono e ci confondono? Alice Walker
dice: "Il dolore è oro", come la rabbia, la vergogna,
la paura e la solitudine. I nostri nemici sono i nostri migliori maestri.
Evitarli, essere solo concilianti è pericoloso tanto quanto qualsiasi
cosa questi cosiddetti, da noi così percepiti, nemici possa mai
far sorgere.
La rabbia, seppellita o resa nota, non è l'unica sorgente di violenza.
Se restano nascoste, la paura, la vergogna e la cecità, cecità
verso ciò che siamo, verso ciò che l'altro è, verso
la nostra connessione, esplode nella violenza.
Facevo un tempo parte di una comunità che, alla superficie, sembrava
sostenere la consapevolezza e la costruzione della pace, ma dove la paura
non esaminata impediva una comunicazione aperta.
Vedevo le persone perdere la loro spontaneità e integrità
in nome del progresso spirituale. Come donna, omosessuale, transessuale,
sono consapevole di quanto possa essere soffocante ogni sorta di segretezza
e di quanto si possa imparare nel processo del dichiararsi uscendo dalla
vergogna, la paura, la segretezza e la confusione.
Se non possiamo appropriarci delle nostre ombre, falliamo nel vedere l'altro
dentro di noi. Le ombre sono vibranti riflessi di noi stessi. Se li reifichiamo,
si trasformano in mostri, che immaginiamo di dover distruggere prima che
distruggano noi. Non riusciamo a vedere che l'altro sconosciuto è
sempre una parte essenziale di noi.
Quando ci giriamo dall'altra parte rispetto alle difficoltà che
ci si presentano, ci stiamo facendo violenza. Quando siamo pazienti e
ci fidiamo delle dinamiche del nostro cuore, torniamo interi. "Fiducia"
non significa rassegnazione o fatalismo. Se continuiamo a prestare attenzione,
possiamo celebrare sia l'incertezza che la saggezza che sta per rivelarsi.
Ricordiamoci dell'insegnamento di Cervantes che "Il tempo fa maturare
ogni cosa."
Lavora
ogni giorno
Ho un' amica che fa la fotografa. Una volta, celebrò da sola su
una spiaggia vuota una cerimonia in cui consacrò se stessa al suo
lavoro di artista, alla sua macchina fotografica, alla sua sensibilità
visiva. Si "sposò" con la sua fotografia. Non fa fotografie
tutti i giorni. Ci sono giorni in cui è occupata con altre cose.
Ma ogni giorno ricorda chi lei è e qual è il suo lavoro.
Ogni giorno la sua arte viene incoraggiata dal rammentarsene. Quel che
fa non è semplicemente il suo impiego, è un'identità
e un'intenzione con cui lei si dà una direzione, evolve e impara,
sia come artista che come persona.
Il nostro lavoro è ciò che amiamo. Se ci guadagniamo il
pane facendo cose che non ci piacciono, possiamo considerare come il nostro
"vero" lavoro qualcos'altro. In questo senso, la meditazione
è lavoro, respirare è lavoro, amare è lavoro.
Essere creativi in qualunque possibile occasione è lavoro. Non
è detto che il nostro lavoro sia il nostro impiego. Valutate qual
è il vostro vero lavoro e poi fatelo ogni giorno.
Questo lavoro, non importa quale forma esterna assuma, è già
un modo per costruire la pace. Attraverso tale lavoro, si sviluppa una
consapevolezza naturale, non solo del compito contingente, ma anche del
contesto più ampio, che include la costruzione di ponti, il ricordo
di chi sei, il ricordarsi che hai il potere di rendere le cose diverse.
Puoi pensare che non stai lavorando direttamente sui temi della pace e
della giustizia, ma scoprirai che lo stai facendo, perché non stai
più lavorando per l'ambizione o la sicurezza. Se il tuo lavoro
è direttamente connesso con i temi della costruzione di pace e
della giustizia sociale, allora l'impegno interiore nel mantenere una
chiara intenzione diventa la cosa in assoluto più importante per
aiutarti a restare radicato.
Il lavoro è azione. È anche riposare, aspettare, imparare
e ricordare. Essere pazienti fa parte del lavoro; come pure il balzare
dentro alle situazioni, il rischiare, il non essere all'altezza, lo sbagliare,
il rimediare, il fare rumore quando ci si aspetta da te il silenzio, il
rimanere in silenzio quando ci si aspetta che tu parli. Dopo tutto, il
lavoro è essere consapevoli, svegli, mantenere l'intenzione che
la nostra fondamentale integrità informi le nostre azioni.
Chiedi
quel che vuoi
Chiedere quel che vuoi vuol dire sapere quel che vuoi. Significa anche
sapere quel che non vuoi. Si tratta di essere chiari. È sapere
quel che gli altri possono volere o non volere, e anche quel che è
possibile offrirgli. È generosità. È conoscere il
contesto. Non è credere che gli altri possano leggerti nel pensiero,
che è una sorta di autismo, di non connessione. Il governo non
può leggerti nel pensiero, né può parlare al tuo
posto. Lo stesso vale per le società, gli amici, i colleghi, gli
amanti e gli antagonisti. Chiedere quel che vuoi è essere chiari
sulle proprie intenzioni. È rischiare la delusione, essere vulnerabili,
essere capaci di riorganizzare e di risolvere problemi. È rischiare
l'accusa di incoerenza, perché bisogni e percezioni cambiano in
continuazione. Significa anche sapere quando chiedere, a chi chiedere,
come chiedere. È crescere; non sei più un bebé che
sa solo piangere per esprimere i suoi bisogni. Significa toccare l'energia
erotica del desiderio, del tuo sovversivo corpo vivo. È entrare
in contatto con il potere di minare la natura del puro intelletto, i sistemi
gerarchici che tiranneggiano il pensiero e la società.
Se vuoi la pace mondiale, la giustizia economica, un modo onesto di governare,
e un pianeta verde, allora devi chiederli. Devi lavorare ogni giorno per
questo scopo. Altrimenti nessuno si accorge che presti attenzione a quel
che ti accade intorno.
da
Turning Wheel, primavera 2003
Traduzione
di Chandra Candiani
Tratto da
un articolo più lungo sulla nonviolenza e la giustizia sociale
pubblicato in Paths of Learning, luglio 2002.
www.PathsOfLearning.net
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