Editoriale

Qual è la nostra domanda?
 


Non è questa, purtroppo, la prima volta che il giornale esce in ritardo, anche se non c'era mai capitato di accumularne uno così grande. I problemi emersi nei primi mesi del 2003 hanno determinato uno scenario nuovo che solo in parte siamo riusciti ad attraversare.
Già da qualche tempo sul piano economico, per vari motivi, andavamo registrando una perdita progressiva alla quale, all'inizio di quest'anno, si è aggiunto l'improvviso aumento dei costi di spedizione deciso dalle Poste per tutti i periodici che, non avendo pubblicità, godevano di una speciale tariffa. Solo lo scorso giugno siamo riusciti a raggiungere la somma necessaria per far uscire questo numero e garantirne almeno un altro. Ma la situazione rimane estremamente critica anche perché questa serie di ritardi rende più difficoltoso il rinnovo degli abbonamenti che fino ad oggi hanno costituito la principale - se non unica - fonte di sopravvivenza per Buone notizie.

Ma come spesso avviene, le difficoltà economiche non spiegano tutto.
Nel marzo del 2001 avevamo preso la decisione di aderire alla Peacemaker Community, ossia al progetto ispirato da Bernie Glassman di costruire una rete globale che integrasse azione sociale e spiritualità. Ecco che da allora, in tutte le nostre iniziative, avevamo affiancato il logo Peacemaker Community Italia al nostro. Nell'ultimo anno poi, man mano che a livello internazionale si andava meglio definendo la proposta organizzativa della Peacemaker Community, molti di noi si sono fortemente impegnati nel tentativo di renderla viva e operante nel nostro paese. E così nel gennaio di quest'anno in Italia si sono costituiti i primi cinque cerchi in altrettante città.

A partire da quel momento sono andati emergendo visioni e bisogni diversi tra chi partecipava all'esperienza locale e la struttura centrale - denominata "hub staff" - esistente negli Stati Uniti. In particolare:
- a dicembre ci era stata fatta una proposta che prevedeva l'impegno a diventare laboratorio "aperto" nel quale sperimentare un "modello organizzativo", che diventava operativo per la prima volta proprio in Italia. Con il passare del tempo la nostra percezione è stata invece quella di trovarci a lavorare all'interno di un progetto "molto ben definito e strutturato", caratterizzato da uno stile comunicativo e decisionale sostanzialmente unidirezionale.
- nei mesi di lavoro in comune abbiamo anche avuto la netta percezione che la struttura centrale negli Stati Uniti perseguisse propri ritmi di sviluppo, dettati dai propri bisogni, mostrando una scarsa capacità d'ascolto per i tempi e le diverse esigenze locali.

Per questi motivi come associazione La Rete di Indra - che fin dall'inizio ha partecipato all'intero processo - abbiamo deciso, nell'assemblea dei soci, di interrompere ogni relazione di tipo organizzativo con la struttura centrale della Peacemaker Community, oggi Peacemaker Circle.

Per chi vi ha partecipato è stata un'esperienza molto ricca, e non solo sul piano umano: da quel modello abbiamo acquisito degli strumenti che ci sembrano estremamente validi per lavorare insieme, a partire da una base di ricerca spirituale: il council, il sedere in un cerchio di pari, e il metodo sociocratico per prendere le decisioni.

Abbiamo fissato per il 25-26 ottobre a Roma una assemblea straordinaria dei soci e di chiunque sia interessato all'attività de La Rete di Indra, per valutare insieme il lavoro fatto fino ad oggi e discutere su come e se proseguire questa esperienza, e dunque per riflettere anche sul futuro di questo giornale.


"Si dice 'i mezzi in fin dei conti sono mezzi'.
Io vorrei dire 'i mezzi in fin dei conti sono tutto'. Quali i mezzi, tale il fine. Il Creatore infatti ci ha dato autorità (e anche questa molto limitata) sui mezzi, non sul fine. La vostra convinzione che non vi sia rapporto tra mezzi e fine, è un grande errore. Per via di questo errore, anche persone che sono state considerate religiose hanno commesso crudeli delitti. Il vostro ragionamento equivale a dire che si possa ottenere una rosa piantando un'erba nociva. (...)
Il mezzo può essere paragonato a un seme, il fine a un albero; e tra il mezzo e il fine vi è appunto la stessa inviolabile relazione che vi è tra il seme e l'albero.
"

Gandhi


Antiche come le montagne
ed. Comunità
Milano, 1963
pp. 137-8