IMMERGERSI

di Roshi Bernard Glassman

Da un discorso tenuto a San Francisco il 9 giugno 1997.
Tratto da: Shambhala Sun, novembre 1997.

Sono tre i principi base su cui si fonda il Peacemaker Order. Il primo, la non conoscenza è trovarsi in uno stato di non conoscenza, lasciando andare le idee preconcette. Il secondo, portare testimonianza è immergersi totalmente nelle situazioni in cui ci si trova. Il terzo, guarire se stesso e gli altri, deriva dagli ingredienti che sono emersi portando testimonianza.
Per portare testimonianza bisogna prima entrare nello stato di non conoscenza e non addentrarsi in una situazione con la sensazione di sapere già che cosa fare, ma entrarvi dentro completamente, come un bambino; semplicemente standoci per ascoltare e sentire con ogni osso, con ogni cellula, con ogni pelo del corpo. Sentire che cosa succede, permettendo agli ingredienti della situazione di emergere: solo così si potrà prenderli per creare un pasto guaritivo.
Ma come si fa a entrare in un luogo di non conoscenza? Come si fa a entrare in una situazione nella quale portare testimonianza senza tutte le nozioni che si hanno su come si fa? Come si fa ad entrarvi puliti?
Io medito dal 1958, quasi quaranta anni, e probabilmente ho partecipato a centinaia e centinaia di ritiri. Ma circa cinque anni fa sono andato, solo per quasi quattro giorni, sulla strada per viverci, nel Bowery, la strada dei barboni a New York. Ero con altri che si erano uniti a me. E ciò che venne fuori in quei quattro giorni fu qualcosa che non mi sarei mai aspettato. Ero entrato in una situazione a cui ero totalmente impreparato - non avevo la minima idea di che cosa mi aspettava e ho imparato un sacco di cose.
Per me, parte dello stato di non conoscenza è entrare in mondi di cui ho paura, entrare in mondi dei quali non ho nessuna idea. Sono attratto da questi aspetti di me stesso che non capisco, che temo, che sono un mistero. Sono attratto da questo regno, dall'entrarvi. Se medito in un'arena che mi è molto familiare sento che è troppo pacifica. E' molto bello, ma è come bere un cappuccino. A me piace meditare. Ma quando esco per entrare in altre arene quali la strada, incontro delle cose di straordinaria importanza ed è da lì che viene una possibilità di guarigione per me stesso e per gli altri che non mi sarei mai aspettato.
Che cos'è la meditazione? Per me, significa portare testimonianza alla vita nella sua interezza. E' qualcosa di più che sedersi in una determinata posizione. Uno dei miei insegnanti è stato Yasutani Roshi. Non ha fatto altro che insegnare meditazione e fare ritiri con altri, settimana dopo settimana. Eppure diceva che ci sono molte bambole nelle vetrine dei negozi sedute in posizione da meditazione. Ma che non meditano.
In origine le seshin servivano per condurre in un posto con cui non si avesse familiarità. Come? Erano concepite in modo da sopraffare, da portare via da dove ci si sentiva comodi - per stancare, per sfiancare fino al punto da non poter più restare avvinghiati all'attaccamento a se stessi. Non è facile: siamo tutti fanatici nel restare attaccati alle nostre dipendenze. La dipendenza è forte, specialmente quella al sé.
Molto spesso noi stiamo solo cercando di creare uno spazio per noi più pacifico, più felice e la meditazione è un altro modo che abbiamo per realizzarlo. Nello Zen questo spazio viene chiamato 'la caverna del diavolo'. Colui che controlla, quando si accorge che qualcuno sta sedendo nella caverna del diavolo, in questo spazio meraviglioso e pacifico, ha il compito di sbatterlo fuori.
E' così bello sedere lì, non è vero? A me piace. E' straordinario, ma non è sufficiente. Nel corso della nostra evoluzione in questo paese abbiamo importato queste fantastiche tecniche dall'oriente, ma ora siamo giunti al punto in cui sappiamo che non bastano. Nella prossima fase, facendo uso di tutte queste cose bellissime che abbiamo imparato, ci dobbiamo impegnare nella guarigione della terra, nel realizzare l'insieme della razza umana, e non solo, ma dell'intero universo.
Dunque, le sesshin, abbiamo detto, sono state concepite per cercare di tirar fuori le persone dallo spazio con cui sentivano familiarità, per porarle in uno spazio nel quale non abbiano più il controllo della situazione. Anche l'idea delle 'immersioni' è uno degli strumenti del Peacemaker Order. Vi chiediamo di immergervi in quel posto con cui non avete nessuna familiarità, il posto delle vostre paure, del vostro sconosciuto. Potrebbe anche essere un posto bello: immergersi, ad esempio, nell'essere un clown potrebbe portarvi fuori dal vostro modo usuale di pensare.
Nello Zen si ricorre ai koan allo stesso scopo. Che cos'è la mano del buddha? Che cos'è una mano? Chi sono io? Servono a farci uscire dai concetti, dalle idee che abbiamo su che cosa è la vita. I koan servono per farlo e anche le immersioni hanno il medesimo scopo. Gli aderenti all'ordine si impegnano a fare delle immersioni nei mondi con cui non hanno nessuna familiarità. Immergersi in questi spazi e poi portare testimonianza. Ciascuno deve imparare come ascoltare, come dialogare, come sedere, come ricevere, come domandare. Le risposte non sono importanti.